Dato che in Italia non ne parla
nessuno, se non le stesse associazioni fondate perché non se ne
occupa nessuno, vorrei dare voce a questa malattia molte volte
sottovaluta, sconosciuta e trascurata.
Un bel giorno mi sveglio con delle
coliche piuttosto forti all'addome e basso ventre, non capivo bene da
cosa potessero dipendere, quindi mi dico, sarà un ciclo mestruale un
po' più abbondante del solito. Passato il ciclo tutti i dolori
scompaiono ed io torno alla mia vita di tutti i giorni.
Il mese dopo stesse condizioni, ma più
pronunciate, tanto che non riuscivo ad alzarmi da letto. Mia madre mi
porta al Pronto Soccorso, dove mi chiedono nell'ordine: “anni, sei
in gravidanza, hai il ciclo”. Ecco, da qui inizia l'incubo per
tutte quelle donne che come me soffrono di endometriosi.
Mi dicono che esagero, che i dolori
mestruali possono essere più forti in alcune donne, ma che per
questo non ho diritto di “fare tutte quelle scene”. Mi dicono che
il giorno in cui farò un figlio mi passerà tutto, mi riempono di flebo
di antidolorifici e mi mandano a casa ogni giorno, per sette lunghi
anni con lo stesso foglio “sintomi: dolori addominali, anamnesi:
dolori addominali”.
Dopo sette anni di agonia, nei quali
una settimana prima e una dopo il ciclo avevo cistiti dolorosissime,
non riuscivo più ad avere un rapporto sessuale normale, mi
imbottivano di ogni genere di farmaco, mi misero a dieta un anno
intero credendo io fossi celiaca, perdevo capelli e unghie come se
facessi la muta, decisi di rivolgermi al Policlinico in Provincia.
Stessa routine: mi sento male, vado al
P.S. (questa volta a Pavia), mi ricoverano (esperienza mai successa
negli altri ospedali, se non per una volta nella quale scappai
perché, dopo cinque giorni di digiuno, non avevo ancora sostenuto
mezzo esame) e mi mandano subito a fare ogni genere di ecografia, poi
una risonanza e poi in degenza di 15 giorni. Nei quindici giorni di degenza non mi
sono mai sentita dire che stavo esagerando, mai sentita dire che era
una cosa normale, tutti mi trattavano come un essere umano.
Alla
prima ecografia (stesso esame che avevo fatto più volte a pagamento
presso gli altri ospedali) mi dicono, DUE SPECIALIZZANDE, che avevo
dei noduli abbastanza importanti all'altezza del colon (guarda caso,
nella mia città, avevo appena fatto una colonscopia e nessuno si
era accorto di nulla).
Le mie due eroine, così, mi mandano a
fare una risonanza dalla quale si evince un'evidente massa di sangue
nell'addome e diversi noduli, più varie aderenze. Dopo tutti questi
esami mi comunicano che con molta probabilità si trattava di
endometriosi e di tornare pure, se volevo, nella mia città per farmi
operare.
Ovviamente opto per l'ospedale di zona
in quanto, da operata immobile in una stanza, preferivo essere vicina
per eventuali necessità. Arrivo con referti alla mano nello stesso
istituto in cui “esageravo” e il medico di turno mi dice
<
Preoccupato per la situazione mi
programma subito una laparoscopia.
Nella speranza che finiscano questi
dolori insopportabili affronto l'intervento con molta serenità.
Qualche giorno dopo l'intervento torno a casa e sto quindici giorni
segregata a letto senza un misero stipendio, in quanto la malattia
non mi è concessa. Lo stesso medico mi prescrive una
cura a base di un'iniezione di enantone ogni tre mesi per rimanere in
menopausa farmacologica cercando così di “uccidere” le cellule
rimaste della malattia. Ovviamente le iniezioni dovevo farmele da
sola, perché non potevo muovermi da casa e non avevo 50 € per
pagare un'infermiera, tant'è che con la prima puntura mi sono
provocata un ematoma che sembrava mi avesse picchiato un boxeur
professionista.
Finiti i miei nove mesi di menopausa
torno al mio ciclo regolare con una normalissima pillola
anticoncezionale ma, tempo sei mesi, sono al punto di prima. Insomma
giro vari ginecologi e nessuno mi aiuta, ma la cosa scandalosa è che
nessuno considera questa malattia per quello che è: una malattia
invalidante e invasiva. Questo mese sono tornata a Pavia, dove dicono
che non sono stata operata come si deve ( ma tu guarda!) e mi
consigliano una terapia sperimentale!
Felicissima corro in
farmacia e qui la sorpresa: la fantomatica cura sperimentale costa la
bellezza di 50€ al mese e non è mutuabile in quanto l'endometriosi
non è una malattia riconosciuta dallo stato Italiano! Ad oggi mi
trovo ancora in menopausa, con cura sperimentale, probabilmente le
mie probabilità di avere figli diminuiscono come caramelle in mano
ad un bimbo e spendo un sacco di soldi tra cura e integratori e
diuretici per stare in piedi.
Quindi non spero nel
riconoscimento della malattia da parte dell'Italia, che peraltro è
già stata inserita nei LEA come malattia rara (rara?! Ne soffre il
30% delle donne italiane!) ma la lista non è ancora stata approvata,
spero solo che qualche famigliare o direttamente chi sta al governo
scopra di averla e che venga trattato come sono stata trattata io in
questi lunghi nove anni di agonia.
Baci.
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